L’AGENDA MONTI
Personalmente
mi è parsa una ricetta con troppe tasse
e pochi tagli. Di spending review si è parlato e basta. Solo una serie ed approfondita
revisione della spesa pubblica può far trovare lo spazio per ridurre il cuneo
fiscale, per diminuire le tasse e metterci di nuovo in grado di fare
ancora economie, cioè quello che meglio
hanno sempre saputo fare i nostri imprenditori.
L’evasione
fiscale è pesante ed è un reato che va perseguito con forza e con metodo non
certo con azioni solo dimostrative. Ma non può diventare la scusa per cui non
si possono ridurre le tasse. Quando la
pressione fiscale reale è pari al 68%, allora diventa impossibile restare competitivi
sia di fronte alle imprese mafiose e paramafiose che in Italia non pagano né
tasse né contributi, sia di fronte alle altre imprese europee che godono di un
sistema fiscale più equilibrato.
Del resto l’Italia, nonostante tutto quello
che dice la stampa e certa parte della politica, rimane la 3° economia d’Europa
per PIL e dato che l’alta tassazione è connessa proprio al PIL ne risulta che
allo Stato Italiano i soldi non mancano, il problema, semmai, è dove finiscono,
quali sono i mille rivoli lungo cui si
disperde il tesoro delle nostre tasse.
Il
problema della riduzione della spesa pubblica è centrale, ma va isolato dalla
spesa sociale, perché non è certo l’abbondanza di asili nido, di scuole, di
palestre che ha rovinato i nostri conti pubblici:
stiamo
cercando di riempire d’acqua uno scolapasta! Non ha senso farlo senza prima
tappare i buchi.
Ora
bisogna snellire lo Stato, e i suoi diversi livelli istituzionali; occorre che
i servizi pubblici, o meglio in mano pubblica, tornino a far parte del mercato,
siano acquisibili e vendibili.
Bisogna
che diventino la molla con la quale si può far espandere l’economia del paese.
Ma per questo occorre diminuire drasticamente le tasse, quelle proprie e quelle
improprie che stanno strangolando il paese, tanto che per molte imprese oggi,
l’evasione non è più soltanto un reato, è diventato anche l’unico mezzo per
sopravvivere.
Ciò
vale soprattutto per quelle aziende piccole e medie che rappresentano la spina
dorsale del nostro sistema economico e che danno lavoro ad oltre il 58% dei
lavoratori; quella piccola e media impresa i cui ideali e bisogni, le cui
istanze per primi, noi di Forza Italia, avevamo fatto nostri e che con il PdL
non sembriamo più in grado di difendere.
Meno
tasse, meno stato, più impresa: si potrebbe definire un ritorno allo spirito
del ’94, oppure rinnovata coerenza con le nostre idee, con quelle idee che, ai
Veneti e all’Italia intera, avevano dato speranza, convinzione e voglia di
impegnarsi.
Jacopo Carraro
Jacopo Carraro
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